MIGRANTI
L'EMIGRAZIONE MARCHIGIANA E LE CAUSE DOCUMENTATE DEL FENOMENO STORICO.

Emigrazione marchigianaLa trasformazione delle Marche da area agricola arretrata ad area ad elevata industrializzazione attira ora ex-emigrati marchigiani e non, e soprattutto immigrati stranieri.

Tra Ottocento e Novecento circa 660.000 marchigiani sono espatriati.Il flusso è in discesa dal 1896 al 1907, riprende tra il 1919 e il 1930 e prosegue negli anni Cinquanta e Sessanta.

Le cause essenziali vanno dalla crisi agraria, a quella conseguente del settore extra-agricolo cittadino, all’emigrazione sovvenzionata.

La crisi agraria si evidenzia nella crisi della mezzadria, delle colture, nella mancata meccanizzazione, nell’errato uso dei concimi, in una organizzazione aziendale e di settore assente.

La crisi extra-agricola è la ovvia conseguenza di quella agraria che investe tutto il settore manufatturiero cittadino che soddisfaceva la domanda non alimentare della popolazione: gli artigiani sono infatti i primi ad emigrare.

L’emigrazione organizzata, che ebbe il suo apice tra il 1888 e il 1901,sovvenzionava gli espatri.

A queste motivazioni possiamo aggiungere la chiusura delle miniere di zolfo ,la crisi delle ferrovie che produce al finire dei grandi lavori degli anni Ottanta del sec.XIX una diffusa disoccupazione ed anche lo stretto legame tra mondo marinaro( in fase di ristrutturazione) e l’emigrazione all’estero.

L’espatrio rappresentava l’unica alternativa alla lotta politico-sindacale,la pressione demografica(la sovrappopolazione rurale) rinforzava l’impulso individuale all’esodo,l’imposta di registro ed altre pressioni fiscali pesavano sui piccoli proprietari agricoli,il basso livello dei salari, e,va detto,la capacità del lavoratore italiano nel settore agricolo, permisero a tanti emigranti italiani di andare a colmare vuoti nei processi di trasformazione agricola e nella messa in produzione di nuove terre.

Esiste una migrazione interna stagionale in intensificazione dal XVIII secolo, migrazioni interne definitive extra-regionali e quelle verso paesi europei vicini e lontani, verso le rive del Mediterraneo, verso gli Stati Uniti e soprattutto verso l’America Latina(forse anche per affininità di lingua,costume e clima).

L’Argentina con la costruzione di una vasta rete ferroviaria e con l’entrata massiccia di capitali permise lo sfruttamento di milioni di ettari di terre fertili,la trasformazione di altrettante per l’allevamento ovino e bovino determinando così l’interesse di tanti italiani(e marchigiani...) a trasferirsi in questo Paese dal "roseo futuro".

Altro discorso è l’emigrazione cosiddetta "selettiva" :la mancanza in Argentina di manodopera qualificata e di professionisti permise tra il 1947 e il 1985 una piccola emigrazione di tecnici di alto livello.

Emigrazione marchigianaL’analisi di un fenomeno così totalizzante(l’economia, la comunità, la politica, l’identità culturale, l’associazionismo, la realtà mezzadrile, la pesca, il lavoro, il ceto, la sussistenza e gli aspetti demografici) va lasciata agli studiosi del ramo ma l’Ente Regione con la creazione dell’ASEM, Archivio Storico dell’Emigrazione Marchigiana, può aiutare a dipanare questa storia raccogliendo e conservando testimonianze soprattutto per un tema dei meno studiati e forse dei più importanti: quello della famiglia.

Parte del materiale raccolto è già visibile nel portale della cultura www.cultura.marche.it alla voce Emigrazione.

Il Servizio Tecnico alla Cultura della Regione Marche ha avviato un progetto per la costituzione di un Archivio che recuperi, raccolga e conservi la memoria storica degli e sugli emigrati marchigiani all’estero tra Otto e Novecento. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di valorizzare l’emigrazione come risorsa umana e culturale, creando un punto centrale di raccolta di tutte le informazioni storiche relative a questo fenomeno.

Per questo motivo stiamo cercando lettere, epistolari e corrispondenze,cartoline,diari, memorie autobiografie, fotografie, filmati, illustrazioni e immagini di ogni genere, passaporti, contratti di lavoro, rimesse dall’estero, documenti sanitari, depliant di compagnie di navigazione, documenti di agenti di emigrazione, guide per emigranti.

Questo materiale confluirà in tre distinte sezioni dell’Archivio: la prima dedicata alla "scrittura popolare" (lettere, memorie, diari ecc.); la seconda alle immagini dell’emigrazione (fotografie, illustrazioni ecc.); la terza miscellanea, che raccoglie documenti di vario genere (amministrativo, sanitario, economico ecc.).

L’invito a partecipare all’iniziativa è rivolto a tutti i marchigiani (sia che risiedano in Italia, sia che si trovino all’estero); ma è chiaro che le Associazioni e le Federazioni dei Marchigiani nel mondo possono svolgere un insostituibile tramite con tutti i privati residenti all’estero che vogliano portare un contributo a questo progetto.

Sergio Molinelli

Bibliografia:
E. Sori, Le Marche nell’emigrazione italiana in Quaderni di "Proposte e ricerche", n. 24, 1998, pp. 36-67
R. Orsetti, Dalle colline marchigiane alla pampa gringa, Fondazione Don Carlo, Osimo, 1994, pp. 13-24
ASEM, Archivio Storico dell’Emigrazione Marchigiana, Centro Beni Culturali, Ancona


 N o t i z i e
  ABBAZIA DI CHIARAVALLE DI FIASTRA (XII SEC.) Urbisaglia (MC)  08/09/2012

Cenni storici
 

L’abbazia di Chaiaravalle di Fiastra si trova nei pressi del fiume omonimo, a ridosso dell’antico complesso archeologico di "Urbs Salvia", ossia "Città della salute", da cui deriva il toponimo di Urbisaglia, frazione di Tolentino (MC). Secondo la tradizione più comune, la chiesa venne fondata nell’anno 1142 da alcuni monaci Cistercensi provenienti dall’abbazia di Chiaravalle di Milano, su volere del duca di Spoleto e marchese di Ancona Guarnerio II. Questi monaci, inviati dall’abate Bruno in numero di 12, come gli Apostoli, giunsero in prossimità del fiume, nella bassa valle del Chienti, e rimasti incantati dalla bellezza di tali luoghi, decisero di costruire qui il primitivo nucleo.

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  CIAUSCOLO I.G.P.  03/09/2012

Il Ciauscolo, detto anche Ciabuscolo o Ciavuscolo, è il salume tipico della zona interna delle provincie di Ascoli Piceno, Ancona e Macerata. La sua ricetta tradizionale prevede la preparazione con carni delle parti meno nobili dell'animale, recuperate dalla pancetta, dalla costata e dalla spalla con l'aggiunta consistente di lardo (circa un 50% del totale, ma ci sono varianti molto più magre).
L'impasto è condito con sale e pepe, aglio e vino cotto. Insaccato in un budello gentile, è simile a una grossa salsiccia ed è lasciato ad affumicare con bacche di ginepro, per alcuni giorni prima di passare alla stagionatura che ha durata variabile ma non inferiore a 15 giorni. A volte viene praticata l'affumicatura in apposite vasche.

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  NASCERA' A RECANATI IL "MUSEO DELL'EMIGRAZIONE MARCHIGIANA NEL MONDO"  02/09/2012

La scelta, da parte della Giunta regionale, è arrivata dopo l’esame delle proposte presentate, sotto l’aspetto tecnico e logistico e dopo aver effettuato sopraluoghi.

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