CULTURA
GENTILE DA FABRIANO. IL VIAGGIATORE. di Leonardo Terenzi

Gentile da Fabriano
 
 
Il Viaggitore.

Tra visioni spirituali e il rigore decorativo.

 
 

Nasce a Fabriano nel 1370 circa Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio detto Gentile da Fabriano, uno dei pittori più rappresentativi del Gotico internazionale.

Nella sua pittura troviamo lo studio sapiente ed evoluto della prospettiva intuitiva dal quale nascono scenari e figure rappresentanti la spiritualità interiore. La ricerca spirituale lo porterà ad aprire le porte del suo operato verso il nascente Umanesimo, ad una pittura rigorosa, dove il segno e le geometrie esaltano i simbolismi che pervadono nelle sue opere.

Gentile da Fabriano è un pittore alla ricerca di nuove esperienze e la sua arte è in continuo sviluppo, è un pittore itinerante, un “viaggiatore”, non si stancherà mai di cercare nuovi stimoli e nuove possibilità di lavoro. Molteplici furono i suoi viaggi e le sue opere ora si trovano nei più prestigiosi musei del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Madonna col Bambino tra i santi Nicola di Bari, Caterina d'Alessandria e un donatore”
Tempera ed oro su tavola, 1395 – 1400, conservata al Gemäldegalerie, Berlino.

 

 

 

Una delle prime opere di Gentile da Fabriano, la “Madonna col Bambino e i santi Niccolò e Caterina e un donatore”, eseguita per la chiesa di San Niccolò a Fabriano tra il 1395 e il 1400 (ora a Berlino), rispetta l’iconografia medievale, dove i ritmi tra le figure sono scanditi da elementi naturalistici in un contrasto di colori caldi e freddi, Le figure si ritagliano, con linee pulite, su uno sfondo dorato, dettato dalla tradizione tardo gotica. Sarà la raffinata lavorazione dell’oro, utilizzato come cornice per esltare i significanti delle rappresentazioni, a dare alle opere di Gentile da Fabriano un marchio inconfondibile dell’artista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
Polittico di Valle Romita

Tempera ed oro su tavola, 1400 – 1410, conservata alla Pinacoteca di Brera, Milano

 

 

Nel “Polittico di Valle Romita”, databile tra il 1400 e il 1410, dipinto per un convento francescano ed ora alla Pinacoteca di Brera a Milano, si evidenziano le figure dei santi fortemente salde al terreno, mentre la Vergine e rappresentata in sospensione, in uno sfondo d’orato finemente lavorato, dove le figure e la materia delle vesti, lavorate con soffici sfumature, evocano il passaggio dalle vicissitudini terrene al bisogno di spiritualità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incoronazione della Vergine

Tempera ed oro su tavola, 1420 circa, conservata al Getty Museum, Los Angeles.

 

 

 

Dopo i successi veneziani dei primi del 1400 e i futuri viaggi a Firenze, si colloca l’opera ”Incoronazione della Vergine” del 1420 circa. L’opera ha una iconografia classica, dove gli angeli disposti ai lati, le figure di Gesù che pone la corona sulla testa di Maria e la colomba dello Spirito Santo, formano una figura a base triangolare, simbolo della trinità e dell’ascensione, temi ricorrenti nel corso di tutta la rappresentazione iconografica religiosa cristiana.

In questa opera i volti di Gesù e di Maria, dipinti con un delicato incarnato e dove lo sguardo benedicente di Gesù va verso il volto remissivo di Maria, sono le parti più evidenti della composizione ed insieme alla colomba enfatizzano l’atto dell’incoronazione. Questo effetto è dovuto alla sofisticata tecnica utilizzata da Gantile da Fabriano. La ricercatezza di particolari decorativi nelle vesti e nel fondo formano una amalgama compenetrante, infatti l’oro che in altre opere è utilizzato solo come fondo in questo caso diventa parte integrante delle figure. Si nota come nella veste di Maria, ma in particolare nella veste di Gesù l’oro si fonde allo sfondo, in un alternarsi di decorazioni di colori caldi e freddi, di geometrie ritmiche e morbidezza di linee sinuose. Nello sfondo si vedono incisioni nell’oro, sono delle scritte e i raggi delle aureole simbolo di santità. La corona invece è in rilievo.

L’utilizzo estremo della decorazione ci riporta ad una rappresentazione di tradizione veneziano-bizantina e, una anticipazione alla tecnica e al simbolismo di Gustav Klimt, pittore austriaco massimo esponente dll’Art Nouveau della seconda metà dell’800.

 

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione al Tempio

Tempera su tavola, 1423, conservata nel Musée du Louvre, Parigi.

 

 

La “Presentazione al Tempio” del 1423, conservata al Musée du Louvre, è una parte della pala dell’Adorazione del Magi della Cappella Strozzi di Santa Trinità a Firenze ed oggi conservata agli Uffizi.

In questa opera, rappresentante una delle scene dell’infanzia di Cristo, si nota subito la ricercatezza nei particolari architettonici di stile tardo gotico ma che nel tutto sesto degli archi, nel bugnato dei muri e nei colori dei palazzi si c’è un riferimento all’arte rinascimentale, collocando Gentile da Fabriano come ponte tra tradizione e innovazione.

Al centro della composizione è collocato il Tempio, una costruzione a base esagonale aperta su tre lati da arcate al cui interno è rappresentata la scena della presentazione di Gesù a Maria e Giuseppe. Le figure sono in parte nascoste dalle colonne, sul fondo si intravede un altare e l’unica figura totalmente visibile è quella di Gesù. La scena si svolge in un complesso ordine geometrico, dove la prospettiva intuitiva diventa scientifica, rappresenta l’ordine e la perfezione della santità che è avvolta dal mistero divino.

In contrapposizione alla scena centrale Gentile da Fabriano rapprenta due scene esterne, quella di sinistra rappresenta dei palazzi sfarzosi e due figure nobili dai vestiti raffinati, nella scena di destra l’architettura è meno sfarzosa e le figure sono due mendicanti malvestiti. Entrambe sono scene ben definite, due rappresentazioni opposte che esplicitano la vita terrena degli uomini su cui fa luce l’innocenza divina di Gesù che abbraccia l’intera umanità.

 

Gentile da Fabriano nel corso della sua vita ha viaggiato molto tra Marche, Lombardia, Veneto, Umbria e Lazio, ha ricercato vie innovative per trovare il giusto modo di rappresentare le sue opere e i suoi simbolismi, i suoi pensieri si muovono tra visioni spirituali e rigore decorativo.

Le sue opere continuano a viaggiare e si trovano nei principali musei del mondo.

 
 
Leonardo Terenzi

 

 

 

 


 N o t i z i e
  ABBAZIA DI CHIARAVALLE DI FIASTRA (XII SEC.) Urbisaglia (MC)  08/09/2012

Cenni storici
 

L’abbazia di Chaiaravalle di Fiastra si trova nei pressi del fiume omonimo, a ridosso dell’antico complesso archeologico di "Urbs Salvia", ossia "Città della salute", da cui deriva il toponimo di Urbisaglia, frazione di Tolentino (MC). Secondo la tradizione più comune, la chiesa venne fondata nell’anno 1142 da alcuni monaci Cistercensi provenienti dall’abbazia di Chiaravalle di Milano, su volere del duca di Spoleto e marchese di Ancona Guarnerio II. Questi monaci, inviati dall’abate Bruno in numero di 12, come gli Apostoli, giunsero in prossimità del fiume, nella bassa valle del Chienti, e rimasti incantati dalla bellezza di tali luoghi, decisero di costruire qui il primitivo nucleo.

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  CIAUSCOLO I.G.P.  03/09/2012

Il Ciauscolo, detto anche Ciabuscolo o Ciavuscolo, è il salume tipico della zona interna delle provincie di Ascoli Piceno, Ancona e Macerata. La sua ricetta tradizionale prevede la preparazione con carni delle parti meno nobili dell'animale, recuperate dalla pancetta, dalla costata e dalla spalla con l'aggiunta consistente di lardo (circa un 50% del totale, ma ci sono varianti molto più magre).
L'impasto è condito con sale e pepe, aglio e vino cotto. Insaccato in un budello gentile, è simile a una grossa salsiccia ed è lasciato ad affumicare con bacche di ginepro, per alcuni giorni prima di passare alla stagionatura che ha durata variabile ma non inferiore a 15 giorni. A volte viene praticata l'affumicatura in apposite vasche.

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  NASCERA' A RECANATI IL "MUSEO DELL'EMIGRAZIONE MARCHIGIANA NEL MONDO"  02/09/2012

La scelta, da parte della Giunta regionale, è arrivata dopo l’esame delle proposte presentate, sotto l’aspetto tecnico e logistico e dopo aver effettuato sopraluoghi.

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